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Il mondo religioso ebraico

 

•  Il tempio e il sinedrio

•  Il Messia

•  L'ultima cena

•  Il Getsemani, il Calvario, la Sepoltura

•  Conclusione

Introduzione

Nazaret, città sconosciuta nell'Antico Testamento, città disprezzata dai contemporanei di Gesù, oggi — grazie al cristianesimo — è divenuta una fiorente e celebre città.

1. Una fiorente città

Al presente conta 25.000 abitanti, in parte cristiani e in parte musulmani.

È sede di due vescovadi : quello cattolico latino e quello cattolico greco.

Possiede quindici case di diversi istituti religiosi :

a)  I padri francescani con parrocchia e ospizio di pellegrini :

b)  i salesiani con un orfanotrofio agricolo con circa 800 ragazzi;

c) i fratelli di san Giovanni di Dio con ospedale per uomini;

d)  i padri del Sacro Cuore di Bétharam con una scuola ;

e)  i fatebenefratelli con un moderno ospedale;

f)  le dame di Nazaret con orfanotrofio, scuola e dispensario ;

g)  le suore dì san Vincenzo de' Paoli con ospedale, dispensario e asilo;

h) le suore di san Giuseppe dell'Apparizione con ospedale, dispensario e scuola primaria;

i) le suore francescane del cuore immacolato di Maria con scuola e laboratorio;

l) le suore terziarie francescane di san Carlo, le clarisse, le carmelitane...

 

2. Una celebre città

Da secoli costituisce la mèta sospirata di devoti pellegrini, che vi si recano da tutte le parti del mondo, bramosi di vedere il « bel fiore » della Galilea, il « paese » di Maria, il « luogo » dove Gesù passò tutta la sua gioventù.

Chi vi giunge per la prima volta, sente il bisogno, l'ardente desiderio di ritornarvi una seconda, una terza volta. Costi quel che costi viaggio disagioso, costoso, pericoloso... non si guarda a nulla, pur di ritornarvi.

La grotta scavata nella roccia, l'altare col quadro che rappresenta il memorabile incontro della Vergine con l'arcangelo Gabriele, le parole : « Verbum caro hic factum est », la fontana della Vergine dove la Madonna con Gesù andò tante volte ad attingere acqua... Sono tutte cose che colpiscono, commuovono, impressionano fortemente ; da quel luogo pare di sentire una voce che grida : « Qui è nato il cristianesimo, qui è nata la nuova umanità, qui l'uomo ha ritrovato Dio quale padre amoroso ».

E si parte da quella città, mormorando den­ tro di sé : « Beati quelli che vi dimorano stabilmente ».

Così ho pensato, ho detto io; così hanno pensato e detto milioni di anime, che hanno avuto la beata sorte di visitare la Terrasanta.

È l'augurio che faccio ai lettori di questo libro : « Leggetelo attentamente, innamoratevi di ciò che ho scritto. Poi fate il proposito di andare personalmente in Palestina per godere " de visu " ciò che avete gustato leggendo ».

Dedico questa lettura al tema : «Il mondo religioso ebraico ».


I. Il tempio e il sinedrio

1. Il tempio

era il centro di tutta la vita ebraica, il centro di ogni culto e insieme la reggia e la corte suprema del paese. Tutti gli ebrei pagavano una tassa base di mezzo siclo all'anno, che presso a poco corrispondeva a circa 200 lire di oggi. Per gli ebrei il tempio di Gerusalemme era veramente la « casa di Dio sulla terra » ; gli altri luoghi sacri, da essi costruiti nelle diverse parti del mondo, erano chiamati « sinagoghe ». Il tempio vero era uno solo, quello di Gerusalemme.

 

2. La storia del tempio

cominciò con Davide, il quale visse dieci secoli avanti Cristo. Il tempio fu costruito dal figlio di Davide, Salomone. Fu costruito in sette an­ ni. Fu la più grande costruzione intrapresa dal­ l'uomo a quel tempo ; la sua bellezza appariva incredibile.

Nel secolo VI avanti Cristo i babilonesi invasero la Palestina, abbatterono le mura di Gerusalemme, ne distrussero il tempio e portarono con sé, prigionieri, gli ebrei.

Erode il Grande ricostruì il tempio in poco più di sette anni ; ma per le rifiniture ci vollero altri quarant'anni. Al tempo di Gesù il tempio non era terminato.

 

3. Il grande sinedrio

era composto di 71 membri, i quali si suddividevano in tre gruppi :

a)  il gruppo delle famiglie sacerdotali, delle quali la maggioranza era sadducea;

b)  il gruppo degli anziani, i quali si distingueva­ no per essere dotti in giurisprudenza. Anche di questi la maggioranza era sadducea;

c) il gruppo degli scribi e farisei. Questi erano per lo più uomini giovani, dottori in legge: pochi di essi erano sadducei.

 

4. Il contrasto tra sadducei e farisei

era grande :

a)  per i sadducei l'unica fonte di obbligazione era la legge scritta;

b)  per i farisei oltre la legge scritta, anche la tradizione era fonte di obbligazione, costituita dalle norme, dagli insegnamenti e dalle interpretazioni degli antichi rabbini;

c) politicamente, il sinedrio si bilanciava tra i due partiti;

d) praticamente, i farisei erano uomini forti nel sinedrio.

Al tempo di Gesù Cristo il potere del sinedrio era grande : poteva emanare sentenze di morte. Ma, ogni sentenza di morte, prima dell'esecuzione, doveva essere approvata dal procuratore romano. I membri del sinedrio erano giudici, avvocati, accusatori e difensori. Le sentenze, praticamente, erano due: l'esilio era la pena minore; la morte, da eseguirsi con la lapidazione o con la decapitazione, era la pena maggiore.

 

II. Il Messia

Il Messia era l'anima del popolo ebraico; la sua aspettazione formava l'ultima speranza dei vecchi, il desiderio più ardente dei giovani.

1. Chi sarebbe stato

Tutti credevano che il Messia:

a) sarebbe stato del casato di Davide;

b) avrebbe dovuto essere: il figlio dell'uomo, l'eletto di Dio, il sostegno delle nazioni. Dinanzi a lui tutte le genti si sarebbero prostrate.

 

2. Quello che avrebbe fatto

Alla sua venuta il popolo ebreo si sarebbe spartito la terra del mondo e sarebbe vissuto in pace. Sarebbe stato un periodo di beatitudine, di misericordia, di pace, senza oppressori e senza oppressi, senza nemici e senza com­ petitori. E questo fino alla fine del mondo.

 

3. I segni del vero Messia

Come conoscere quando il Messia sarebbe venuto?

La risposta a questa domanda era assai difficile. Tutti facevano la stessa domanda, ma nessuno sapeva rispondere con esattezza.

Chi avrebbe potuto dare una risposta orientativa era Caifa, il sommo sacerdote; ma egli non aveva interesse a darla. Era interessato a conservare la carica di sommo sacerdote, con tutti i proventi che ne derivavano, ed erano tanti e cospicui. Perciò la sua massima cura era quella di sventare il pericolo che il futuro Messia prendesse il suo posto.

Inoltre Caifa aveva il diritto di giudicare chiunque si fosse proclamato Messia, e quindi

di condannarlo a morte come bestemmiatore, ingannatore, sobillatore del popolo. Fu la sorte toccata a Gesù.

 

III. L'ultima cena

1. Il Cenacolo

La tradizione cristiana, che risale al secolo IV, vuole che il Cenacolo fosse situato nell'estremità sud-occidentale di Gerusalemme alta (Città alta), il cui proprietario era il padre dell'evangelista san Marco.

 

2. L'ultima cena

Gesù tenne l'ultima cena « il primo giorno degli azzimi », inizio delle celebrazioni pasquali. In Palestina c'era l'uso di celebrare la Pasqua in due date differenti secondo i due diffe­ renti calendari esistenti : quello dei sadducei e quello dei farisei.

Ora i tre sinottici (Luca, Matteo e Marco), quando parlano della passione di Gesù, raccontano i fatti di essa secondo il calendario farisaico, mentre san Giovanni li racconta secondo il calendario sadduceo. Di qui la diversità di date nei quattro evangeli.

Recenti studi sugli antichi documenti rabbinici vogliono dimostrare che i fatti della passione di Cristo avvennero nei seguenti giorni:

a)  l'ultima cena fu fatta la sera del martedì santo ;

b)  la cattura di Cristo avvenne nella notte di mercoledì verso le ore 2. Gesù rimase tutta la notte nella
casa di Caifa e nello stesso giorno fu celebrato il processo religioso;

c) il giovedì Gesù fu portato da Pilato e poi da Erode e poi di nuovo da Pilato. Tutta la notte restò nel pretorio;

d) il venerdì santo al mattino Gesù fu dai prìn­ cipi del sinedrio accusato al tribunale di Pilato. Lo stesso giorno fu crocifìsso e morì sulla croce.

Questa nuova cronologia dei fatti cristologici, avvenuta durante la settimana santa, non risolve tutte le difficoltà, però è molto probabile e merita di essere presa in seria conside­ razione.

 

3. I partecipanti

È probabile che, oltre agli apostoli, altre persone non abbiano partecipato alla cena. Infatti gli evangelisti non fanno alcun cenno di altri. Neppure della vergine Maria. Se qualcuno ammette altre persone, come la Madonna e le sorelle di Lazzaro, segue racconti leggendari.

 

4. La disposizione dei commensali

Non si sa quale posto occupassero Gesù e gli apostoli. Ricciotti afferma che la disposi­ zione probabile fu la seguente : Gesù in mezzo, alla sua destra Giovanni, alla sua sinistra Pietro, alla destra di Giovanni, Giuda Iscario- ta, ecc.

Solo ammettendo questa disposizione, rima­ ne chiaro come Gesù abbia potuto porgere al traditore il pane, come Pietro abbia potuto par­lare con Giovanni e come quest'ultimo abbia potuto reclinare il capo sul petto di Gesù.

 

5. L'agnello pasquale

Si discute se Gesù, nell'ultima cena, abbia mangiato l'agnello secondo il rito giudaico, ovvero se in quell'anno Gesù stesso abbia voluto essere l'unico Agnello che s'immolava nel giorno della Pasqua ufficiale giudaica. I più moderni esegeti lo negano. Nella prima Pasqua cristiana Gesù stesso volle essere l'Agnello che si immolava nel giorno della Pasqua ufficiale.


6. Giuda Iscariota s'è comunicato?

Si discute se Giuda abbia o no partecipato all'istituzione dell'eucaristia. Lo escludono la maggior parte degli esegeti moderni e parte degli antichi. Autorevoli studiosi tuttavia lo ammettono.

 

7. La lavanda dei piedi

« E avvenne una gara tra loro, riguardo a chi di essi appaia essere maggiore » (1).

Gli apostoli avevano una grande stima di sé, di qui la disputa sui posti e a chi competeva il primo posto.

A quella umiliante scena Gesù volle dare una risposta con i fatti : si levò dal suo divano, depose le vesti, si cinse i fianchi con un panno, prese un catino d'acqua e cominciò a lavare i piedi ai commensali. Quest'ufficio era riservato ai più umili schiavi, i quali erano incaricati di lavare i piedi ai commensali distesi sui di­ vani col busto verso la tavola e i piedi sporgenti ali'infuori.

Gli apostoli al vedere il loro Maestro abbassarsi a quel servizio, rimasero interdetti ed ac­ cettarono passivamente la lavanda come una umiliazione: neppure Giuda osò protestare. Solo Pietro, che probabilmente fu il primo a cui si rivolse Gesù, protestò. Ma Gesù rispo­ se: « Ciò che io faccio, tu adesso non sai; lo saprai in seguito ».

Terminata la lavanda, Gesù concluse : « Chi si è lavato, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi, perchè è mondo interamente; e voi sie­ te mondi, ma non tutti ».

Ciò detto, Gesù indossò nuovamente le sue vesti e riprese posto a tavola sul suo divano.

(1) Gv., XIII, 2-5.

8. Denunzia del traditore

Ripresa la cena, gli apostoli rimasero turba­ ti dall'affermazione di Gesù : « Voi siete mondi, ma non tutti ». Anche Gesù dal canto suo volle tornare sopra quell'argomento, offrendo al traditore un'ultima occasione di salvarsi: « In verità, in verità vi dico, che uno di voi mi tradirà ».

Lo sgomento si accentuò. Tutti allora do­ mandarono a gara al Maestro : « Sono forse io, Signore? ».

Gesù, senza far nomi, rispose : « Uno dei do­ dici! Chi intingerà con me nel vassoio! » ( 2 ).

Fra i commensali c'era colui che aveva ben capito, e Gesù rivolgendosi a lui, aggiunse l'ul­ timo straziante grido di esortazione : « Poiché il figlio dell'uomo se ne va, conforme è scritto circa di lui: guai però a quell'uomo da cui il figlio dell'uomo è tradito! Buona cosa sarebbe per lui, se non fosse nato! ».

(2) Me, XIV, 20.

 

A questo punto Giuda, calmo, misurato, do­ mandò come tutti gli altri : « Sono forse io, Rabbi? ».

Alla domanda di Giuda, Gesù rispose : « Tu l'hai detto! ».

Oramai non v'era più nulla da fare : il traditore sapeva di essere conosciuto come tale.

La sommessa risposta di Gesù era sfuggita agli apostoli. Giovanni, che si trovava alla de­ stra di Gesù, appoggiò confidenzialmente la testa sul petto del maestro e, sommessamente, chiese: « Signore, chi è? ». « È quello a cui io intingerò il boccone e glielo darò ». E stac­ cato un pezzo di pane, lo intinse e lo dette a Giuda.

Giuda trangugiò il boccone senza dir nulla, « e dopo il boccone entrò in luì satana » ( 3 ). E il traditore, uscito fuori, s'immerse nella sua doppia notte...

9. L'istituzione dell'eucaristia

Partito Giuda, il banchetto continuò : doveva essere già verso la fine. Ad un tratto Gesù prese una focaccia di pane e, dopo aver pronunziato una formula di benedizione, ne stacco dei pezzi che distribuì agli apostoli dicendo : « Prendete, mangiate: questo è il mio corpo, che per voi è dato. Ciò fate nel mio ricordo ».

(3) Gv., XIII, 27.

 

Poco dopo, egli prese un calice pieno di vino e, avendo reso grazie, ne fece bere a tutti dicendo : « Bevete da esso tutti. Questo calice è il nuovo testamento nel sangue mio, che per tutti è versato. Ciò fate, quante volte ne beviate, nel mio ricordo ».

Le parole di Gesù furono comprese bene dagli apostoli e le interpretarono subito come oggi le interpreta la Chiesa e come le interpretò san Paolo 25 anni dopo che il Maestro le aveva pronunciate.

 

IV. Il Getsemani, il Calvario, la Sepoltura

L'orto del Getsemani dista dal Cenacolo m. 1200 circa in linea d'aria; forse Gesù avrà fatto a piedi 1500 m. circa.

Dal Getsemani, dove Gesù fu arrestato, alla casa di Caifa, in linea d'aria c'erano 1500 m. circa, poiché la casa di Caifa era vicina al Cenacolo; forse Cristo fece, seguendo la strada dalla quale potè essere passato, 2000 m. circa.

La fortezza Antonia, dove — con molta probabilità — venne giudicato Gesù da Pilato, dista dal Calvario 500 m. circa in linea d'aria; Gesù forse fece a piedi, con la croce, circa 1000 m.

La superficie interna del cortile della fortezza Antonia, dove Cristo fu flagellato, aveva una superficie di 2500 mq. circa. Oggi, sopra il cortile v'è il monastero delle Dame di Sion e il convento francescano della flagellazione.

Il Calvario si trovava appena fuori le mura di Gerusalemme, e consisteva in una piccola altura di pochi metri dal terreno ; aveva l'aspetto di un cranio; di qui il nome pittoresco di « Cranio », in latino « Calvarjum », in ebraico « Gulgoleth » ossia « Golgota ».

La tomba, ceduta da Giuseppe per la salma di Gesù, era preparata nel luogo del « Cranio » ; ivi era un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo in cui nessuno ancora era stato posto. Il giardino si estendeva ai piedi del « Cranio », e il sepolcro era stato scavato nella roccia, la quale era un prolungamento della roccia che costituiva il piccolo rialzo del « Cranio ». Giuseppe si era preparata colà la propria tomba; così anche se l'erano preparata nella stessa zona altri facoltosi abitanti di Gerusalemme.

La croce di Gesù era formata da due pali : il palo, verticale e il palo orizzontale. Il palo ver­ ticale non era totalmente liscio e piano; non era alto : i piedi di Gesù restarono sollevati dal terreno per un metro circa. L'intero palo per­ ciò non poteva essere più alto di 3 metri.

Oggi il « Calvario o Cranio » si trova dentro la città di Gerusalemme giordana.

 

V. Conclusione

Visitando la Terrasanta con spirito di fede, con rettitudine, senza essere influenzati da pregiudizi, ci si convince delle parole dette da Gesù : « Chi si umilia sarà esaltato » ; si vedono queste parole attuate prima di tutto in Colui che le pronunciò.

Gesù Cristo poteva scegliersi una madre più umile? un paese più disprezzato? una nascita più povera? una fine più umiliante?

E da tutte queste sue umiliazioni, scelte liberamente, praticate eroicamente, che ne è venuto a lui?

Il massimo onore. Dove abbondò maggiormente l'umiliazione, ivi abbondarono l'onore, la gloria, la stima, l'esaltazione. Gesù:

a)  scelse per madre la donna più dimessa, ed oggi codesta donna è la più benedetta;

b)  scelse per patria il paese più disprezzato, ed oggi codesto paese è il più nominato e più visitato;

c) scelse quale letto di morte il supplizio più infamante, ed oggi la croce è venerata in tutto il mondo.

Durante la sua passione e morte Gesù si lasciò umiliare fino all'annientamento di sé, ma dalla passione si sprigionò tutta la grandezza del Cristo:

•  paventa la morte, e l'accetta con trasporto;

•  agonizza nell'orto, e con una parola fa stramazzare a terra una coorte di soldati;

•  si lascia incatenare dagli sgherri, e con una parola risana l'orecchio di Malco;

•  si lascia imprigionare come un servo, e assicura lo scampo degli apostoli come padrone;

•  si lascia trascinare come un reo senza difesa, e parla da giudice senza timore;

•  osserva un silenzio col quale sembra riconoscere la sua reità, e fa trionfare splendidamente la sua innocenza;

•  permette d'essere condannato come colpevole, e si fa proclamare, dai suoi giudici come giusto;

•  diventa vittima delle passioni degli uomini, e scompiglia tutti i loro disegni, facendoli servire ai suoi fini;

•  si lascia flagellare come uno schiavo, e si fa proclamare re dei giudei;

•  acconsente d'essere crocifisso, e fa mettere sulla croce i suoi veri titoli di Messia e di Salvatore del mondo;

•  appare un reo che subisce il suo supplizio, e si mostra un sacerdote ohe compie il suo sacrificio;

•  spira sul supplizio degli schiavi, senz'aiuto, senza conforto, e scuote il cielo, fa tremare la terra, squarcia il velo del tempio, apre i sepolcri, e si fa proclamare, dal popolo dolente e dai carnefici confusi, vero Figlio di Dio.

Sicché, la passione e la morte di Cristo, che fu il periodo più umiliante di tutta la sua vita, diventa per lui il periodo più magnifico e glo­ rioso di tutta la sua vita.

Sempre così : « Chi si umilia sarà esaltato ».

 

Preghiera - Signore Gesù, dacci la conoscenza di te, affinchè ti amiamo e viviamo del tuo amore. Dacci la conoscenza di noi stessi, affinchè ci disprezziamo e amiamo di essere disprezzati

 

 

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"Sulla fronte di ogni povero sta scolpito il nome di Gesù' "
(San Paolo della Croce)

 


 
 
 



INTRODUZIONE


GESU' NEL GETSEMANI


GESU' A GERUSALEMME


GESU' PORTA LA CROCE


GESU' SUL CALVARIO


APPENDICE

 

 

 
 

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