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Il cireneo

 

•  Il fatto storico

•  Spiegazione

•  Il racconto delle veggenti

•  I fini dell'aiuto

•  Insegnamenti

•  Conclusione

 

Introduzione

San Carlo da Sezze (1618-1670, canonizzato nel 1959 da papa Giovanni XXIII), scriveva e parlava della passione di Gesù Cristo con sapienza tanto stupefacente da destare l'ammirazione dei più famosi teologi del suo tempo.

« La passione del divin Salvatore — diceva — è vita dell'anima e chiave del cielo, per entrare a godere il frutto incorruttibile di essa, che è la visione di Dio. Quanto di buono e di bello si può desiderare per il progresso della vita spirituale si riscontra — come in un epilogo — nella santissima Passione, ritrovandovi ognuno, in ogni stato, il pascolo per ricreare e cibare lo spirito ».

Affermava: « Ogni lode è cara al Signore; la memoria però dei suoi dolori, accompagnata con la mortificazione, gli è graditissima ».

Contemplando le umiliazioni che Gesù patì durante la sua passione e morte, si domandava: « Com'è possibile che vogliamo stare più sui prestigi di onore, mentre Gesù, a cui si deve ogni onore, è stato così disprezzato e avvilito per i nostri peccati, per ammaestrarci che il fondamento della vita spirituale dipende dal disprezzo di se medesimi e delle voluttà del mondo? ».

Quanto insegnava agli altri, praticava egli in grado eroico. Un suo superiore, basandosi sopra sospetti del tutto infondati, sferrò contro di lui una vera persecuzione, non risparmiandogli castighi e umiliazioni di ogni genere. San Carlo da Sezze tutto sopportò con pazienza mirabile, pensando a ciò che Gesù patì dall'orto del Getsemani sino al Calvario.

Un giorno, mentre il santo stava pregando nella chiesa di san Giuseppe a Capo le Case in Roma, durante la celebrazione della santa messa, al momento dell'elevazione, ecco spiccarsi dall'Ostia consacrata un raggio che gli trasverberò il petto. Gesù rispose all'invito gaudioso dell'anima di Carlo da Sezze con la dolce veemenza dell'amante : ferendo e impiagando.

Dopo la morte di san Carlo da Sezze, fatta l'autopsia del sacro cadavere, si riscontrò una cicatrice dalla parte del cuore, ed in questo una specie di chiodo avente forma di croce. Questo chiodo in forma di croce è tuttora venerato in un reliquiario, nella chiesa di san Francesco a Ripa. Esso è un perenne documento delle meraviglie che Gesù crocifisso operò in san Carlo da Sezze, quale ricompensa della grande devozione che questi ebbe — durante tutta la sua vita — verso la passione e morte del Signore. (1).

Dedico questa lettura al tema : « Gesù, aiutato dal Cireneo a portare la croce ».

(1) Card. Cento, All'ombra della Croce, p. 62.

 

I. Il fatto storico

Nell'uscire dalla città di Gerusalemme trovarono un uomo di Cirene, di nome Simone, il padre di Alessandro e di Rufo, che veniva dalla campagna; lo costrinsero a prendere la croce di Gesù e a portarla dietro di lui ( 2 ).

 

II. Spiegazione

Gesù, carico del patibulum, camminava a stento. Sotto il peso della trave egli vacillava, incespicava ad ogni passo; poteva stramazzare a terra e non rialzarsi più. Ciò preoccupò fortemente il centurione, il quale aveva il compito di condurre a termine l'esecuzione della condanna sul Calvario. Il centurione allora ricorse alla « requisizione ».

(2) Gv., XIX, 17; Mc, XV, 20; Lc, XXIII, 26.

 

Passava di là, a caso, un certo Simone di Cirene, il quale veniva dalla campagna dove era stato a lavorare. Il centurione lo « requisì » e gli comandò di reggere il patibulum che Gesù non poteva più portare.

L'ordine non fu gradito al Cireneo; lo fa notare bene il Vangelo: « lo costrinsero ».

Simone di Cirene conosceva Gesù? Era forse un suo discepolo occulto?

Non abbiamo alcuna prova per affermarlo; anzi pare di no; poiché, se conosceva Gesù, ovvero se fosse stato suo discepolo, avrebbe accettato l'ingiunzione di portare la croce di Gesù non per forza, ma volentieri, almeno senza troppa resistenza.

 

1. Il Cireneo e la famiglia di lui

Chi era il Cireneo?

Certamente un pagano. Dette ai suoi figli nomi pagani : Rufo e Alessandro. Era in viaggio dalla sua fattoria alla città. Un uomo che non amava impicciarsi nelle faccende romano-ebraiche.

Il suo servizio, prestato a malincuore a Gesù, produsse, in maniera a noi sconosciuta, ottimi effetti, poiché tutta la famiglia del Cireneo divenne cristiana, molto nota alla prima cristianità di Roma.

Ciò si desume da due fatti :

•  l'evangelista san Marco chiama Simone di Cirene padre di Alessandro e di Rufo;

•  san Paolo apostolo, nella chiusa della lettera ai « Romani », incarica di salutare — a Roma — Rufo e la madre sua e mia.

È chiaro che questo Rufo era persona insigne nella cristianità di Roma; altrettanto la madre di lui, che san Paolo venera al punto da chiamarla « madre propria » ( 3 ).

Diversi « Atti dei martiri » affermano :

•  che Alessandro e Rufo morirono martiri nella Spagna;

•  che Simone di Cirene fu consacrato vescovo da san Pietro, predicò nella Spagna, e, ritornato a Gerusalemme, dopo una santa vita, si spense placidamente ( 4 ).

(3)  Ricciotti, o.c.

(4)  A Lapide, In Mt., XXVII, 31.

 

2. La croce, passata al Cireneo

Gesù camminava davanti, ricevendo le maledizioni della folla, la sassaiola dei monelli, le bastonate dei soldati : eroe condottiero del nuovo esercito vincitore d'ogni dolore e d'ogni dispregio mondano. Simone camminava dietro al divin Maestro; da principio, provando tutta l'interna rivolta della sua vita onorata; ma poi, illuminato dalla grazia, alla innata ripugnanza e al rossore della natura, sentì succe dere il sublime orgoglio di portare egli stesso l'altare della redenzione ( 5 ).


III. Il racconto delle veggenti

La venerabile Maria D'Agreda dice: « ...alle sue ardenti preghiere (alle preghiere della Madonna) il Padre celeste permise che il peso della croce fosse alleggerito, e Simone di Cirene fu costretto ad aiutarlo a portarla » ( 6 ).

Teresa Neumann scrive: « Quando il nostro Salva­ tore cadde, vi fu una breve sosta. Intanto coloro che tenevano Gesù si guardarono attorno e videro Simone di Cirene, che essi considerarono come uno che fino allora non prese parte contro Gesù, e che perciò sarebbe stato tanto più facile costringerlo all'ignobile compito che non gli altri, i quali — sulla via della croce — erano pieni di odio per Gesù.

Simone arrivò con tre ragazzi, effettivamente non nella processione, ma lo vidi venire da una parte. In realtà egli voleva passare oltre; rifiutò il servizio, ma essi lo costrinsero; resistette; ma dovette cedere.

In seguito sentì compassione per Gesù, e cercò vigorosamente di alleggerire il peso di nostro Signore... » ( 7 ).

(5)  Mons. Gorla, o.c, pp. 391-393.

(6)  Patrick, o.c, p. 98.

(7)  Patrick, o.c, p. 100.


Caterina Emmerich afferma : « Dopo la seconda caduta, vi fu un tumulto; (Gesù) non poteva più rialzarsi, e i farisei, che precedevano, dissero ai soldati: Non potremo condurlo su vivo, se non troveremoqualcuno che porti la sua croce. Essi videro, a poca distanza, un pagano chiamato Simone di Cirene, accompagnato dai suoi tre figli... Quando i soldati lo videro, si impadronirono di lui, e gli comandarono di aiutare il Galileo a portare la croce. Egli, dapprima, si schermì e mostrò grande ripugnanza; ma dovette cedere alla forza. I suoi tre figli strillarono, e alcune donne li presero con loro.

Simone sentiva molto disgusto e ripugnanza per il triste stato di Gesù; ma Gesù piangeva e lo guardava con l'aspetto più commovente. Simone l'aiutò a rialzarsi e prese la sua croce... Egli seguiva immediatamente Gesù, il cui fardello era così alleggerito.

Ciò fatto, il corteo si rimise in cammino. Simone era un uomo robusto, di quarant'anni... I suoi figli: due si chiamavano Rufo ed Alessandro, e più tardi si unirono ai discepoli (di Gesù); il terzo era più piccolo, e l'ho visto ancora bimbo con santo Stefano. Simone non portò a lungo la croce dietro Gesù senza sentirsi profondamente commosso » (8).

 

IV. I fini dell'aiuto

Perché Gesù Cristo fu aiutato nel portare la croce sul Calvario?

Possiamo distinguere due fini : quello umano e quello divino.

(8) Visioni di Anna Caterina Emmerich, ed. VII, p. 330.

 

1. Il fine umano

Perché i giudei costrinsero il Cireneo a por­ tare la croce di Gesù?

Certamente non fu un fine compassionevole, ma barbaro : per prolungare al condannato il supplizio, per serbarlo ad una morte più cru­ dele, quella della croce.

Perché arrestarono il Cireneo? Non c'erano giudei presenti, capaci di portare la croce?

Sì, che ce n'erano. Ma nessuno di questi vol­ le prendere la croce di Gesù, perché temevano d'infamarsi.


2. Il fine divino

Perché Gesù volle essere aiutato nel portare la croce da un pagano?

 

1. Volle un aiuto

nel portare la croce per farci comprendere che la sua croce non era quella dell'innocenza, ma quella del peccato, quella che forma i forti, che solleva gli abbattuti, che sostiene i martiri; quella che redime.

 

2. Volle un pagano

perché nessun giudeo era degno di portare la croce del Signore, avendo ripudiato il Messia.

L'uomo fortunato, scelto da Gesù per un sì grande onore, fu un pagano, uno dei futuri eredi della gloria di Dio.

San Girolamo scrive : « In Simone cireneo eravamo misticamente tutti noi, che in quel momento, prendevamo possesso della croce, e con essa l'ignominia del nostro Salvatore » (9).

San Leone Magno dice: « Con l'aver voluto il Signore che un gentile fosse il primo a toccare la croce da lui portata e lo aiutasse a portarla con lui, ripudiando, per quest'incarico, il giudeo, dimostrò:

•  che i giudei erano di già ripudiati;

•  che i pagani sarebbero stati i primi a credere in lui, a rispettarlo, ad adorarlo, a confessare e a gloriarsi della sua croce » ( 10 ).

 

V. Insegnamenti

Che cosa c'insegna Gesù, che porta la croce sul Calvario?

(9) Cornelio A Lapide, In Mt., XXVII, 32.

(10) Sermone X, De Passione.

 

Ce lo dice egli stesso: « Chi vuoi venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua » (11).

Spieghiamo quest'insegnamento di Gesù.

 

1. Chi vuole

La nostra sequela dev'essere volontaria. Gesù, dietro a sé, vuole amici, non schiavi; seguaci volontari, non prigionieri trascinati dal­ la forza : vuole che la nostra scelta sia libera.

 

2. Dietro a me

Dietro a lui :

a)  egli è l'uomo del dolore, dell'umiliazione;

b)  egli, per primo, batte la via che ci addita, la percorre spontaneamente;

c) egli non vuole altro che questo: che noi seguiamo le sue orme;

d)  egli non permette che noi, per primi, moriamo per lui; è lui, ohe per primo, muore per noi;

e)  egli vuole che tutto ciò che noi faremo per lui, non sia altro che una piccola ricompensa di ciò che egli fece per noi.

(11) Mc, XVI, 24. 20. - Letture

 

3. Rinneghi se stesso

Chi segue Gesù Cristo deve rinnegare se stesso. E il Signore ce ne diede l'esempio. Infatti volle salire il Calvario in compagnia di due scellerati, passando nella pubblica opinione per scellerato, reo degli stessi delitti di due malfattori costretti a subire la stessa pena.

Egli salendo il Calvario in mezzo a due delinquenti :

a)  rinunciava ai riguardi, ai confronti, agli onori che gli erano dovuti;

b)  rinunciava interiormente alle sue umane passioni, che in lui erano sante, giuste, sottomesse;

c) rinunciava esteriormente alla sua riputazione, alla sua santissima carne, ai beni esterni, alla sua vita: cioè a se stesso.

Noi dobbiamo imitarlo :

•  rinunciando al nostro giudizio, alla nostra volontà, ai nostri desideri, ai nostri affetti, alle nostre inclinazioni quando tutto ciò sia in opposizione alla legge divina;,

•  rinunciando alla licenza dei sensi, degli occhi, delle orecchie, della gola quando tutto ciò lo esiga la nostra fedeltà e il nostro amore a Gesù.

L'uomo cristiano, l'uomo spirituale, l'uomo che aspira alla sequela del Salvatore divino deve contraddire, mortificare, rinnegare se stesso in tutto, per sempre.


4. Prenda la sua croce

Gesù Cristo, prima di cedere la sua croce al Cireneo, la portò egli stesso. Ora :

a) se c'è una croce per il Creatore, non ci sarà per la creatura?

b) se vi è una croce per il Figlio di Dio, non vi sarà una croce per i figli degli uomini?

c) se una croce è necessaria per l'Autore della vita e della redenzione, non sarà necessaria per colo­ ro che desiderano in se stessi il frutto della redenzione?

d) se una croce è necessaria per il Santo dei san ti, non sarà necessaria per i peccatori?

È per darci questa lezione che Gesù si mostrò bisognoso di aiuto, salendo il Calvario.

Questo passaggio della croce dalle spalle di Gesù a quelle del Cireneo ; questa comunione di pena e di obbrobri tra Gesù e Simone nel portare la croce, ci indica la necessità in noi di associarci al mistero del divin Redentore.

Se Gesù Cristo avesse portato solo la sua croce, senza farne parte a noi, nella persona del Cireneo, la sua croce sarebbe stata santa, ma per noi inefficace. Tutta l'efficacia del mistero della passione di Gesù sta in questo : che il divin Redentore associò noi alle sue pene e alla sua morte, applicandocene il frutto e il merito; facendoci l'obbligazione di vivere per la vera fede e per la grazia santificante, in lui e con lui, al fine di partecipare degli effetti di questa società e di questa comunione divina. Sventuratamente molti cristiani non hanno questi sentimenti !

San Cirillo osserva: « Gesù Cristo non si vergognò di portare la croce che era dovuta a noi! E noi, a somiglianzà dei giudei, ci vergogniamo di portare la croce che Cristo ha santificato per noi » ( 12 ).

San Paolo apostolo ammonisce : « Guai a coloro che, vergognandosi di comparire cristiani per non dispiacere al mondo, si dichiarano nemici della croce di Gesù! La gloria mondana, di cui tanto si dimostrano avidi, si convertirà per essi in confusione eterna » (13).

Origene esclama : « Non solo era conveniente che Cristo portasse la sua croce, ma è necessario che noi pure portiamo la nostra » (14).


5. E mi segua

Gesù Cristo, dopo di aver ceduto la croce al Cireneo, andò innanzi a lui, disponendo che egli lo seguisse immediatamente, non lo abbandonasse, non andasse né a destra né a sinistra, né più in fretta né più adagio; ma battesse la stessa strada, lo stesso sentiero, le stesse vestigie; avesse lo stesso sentimento, le stesse mire...

(12)  In Gv.

(13)  Filippesi, III, 12 e ss.

(14)  A Lapide, In Mt., XXVI, 32.


Dunque non basta portare la croce, bisogna portarla come l'ha portata Gesù Cristo :

•  bisogna farla nostra per virtù, dovendola portare per necessità;

•  convenirla in sacrificio volontario, perché ben meritata ;

•  piegarvi sotto pazientemente il capo.

Bisogna :

a)  portarla con coraggio;

b)  abbracciarla con serenità;

c) stringerla con trasporto, come cosa propria, desiderata, voluta, accettata.

E ciò non solo una volta, per un sol giorno ; ma per tutte le volte, per tutti i giorni, per tutta la vita.


VI. Conclusione

Quanti sono nel mondo i cristiani che si vantano di essere seguaci di Gesù Cristo? Quanti sono i cristiani nel mondo che rinnegano se stessi, cioè la loro pace, il loro riposo, i loro averi, le loro sostanze, la loro riputazione, la loro sanità e la loro vita? Quanti sono i cristiani nel inondo che prendono la loro croce abbracciandola con gioia, perché croce mandata da Dio?

Penso che ce ne siano ben pochi !

Essi sono carichi di croci; ma di croci fabbricate da essi stessi, portate per vani rispetti, per ridicole apparenze, per folli speranze; per ottenere sulla terra una dignità, per procacciarsi una gloria, per farsi una fortuna, per gustarvi illeciti piaceri; croci portate per accontentare l'orgoglio, la cupidigia, la carne.

Queste croci sono le croci del vizio, e non della virtù; sono le croci del mondo, e non le croci del Vangelo;, sono le croci portate dietro ispirazione di satana, non per obbedienza alla legge divina. Codeste croci sono sterili, infruttuose, colpevoli; sono croci di dolore e non di salute; croci portate non dietro a Gesù, ma a satana; croci che non portano al paradiso, ma all'inferno.

La croce che salva è la croce di Gesù, tinta del suo sangue, ricevuta da lui, abbracciata per lui, portata appresso di lui e con lui.

 

1. Due croci

Prima di Gesù Cristo, presso i romani, la croce era un segno obbrobrioso, simbolo di maledizione e di morte. Ma dopo che sulla croce morì l'Autore della vita, essa divenne segno di onore e di gloria. Perciò :

a) le croci del mondo, non santificate dalla grazia di Gesù Cristo, sono croci pesanti, ignominiose, degradanti, avvilenti per chi le porta;

b) al contrario le croci dei giusti, santificate dalla grazia di Gesù, sono croci consolanti, onorevoli, gloriose per coloro che le portano, perché li assomiglia al Figlio di Dio.

Ecco la grande lezione che ci da Gesù aiutato dal Cireneo a portare la sua croce.

 

2. L'alto onore

Dopo Maria santissima, che ebbe l'altissimo onore di concepire nel suo seno il Figlio di Dio; dopo san Giuseppe, che ebbe la sorte di stringere fra le braccia Gesù bambino, non v'è al mondo uomo più onorato, più felice, più fortunato del Cireneo, che portò la croce stessa di Gesù, l'altare portatile su cui dovette immolarsi la vittima divina.

Ma Simone, da principio, non pensò, non comprese il grande onore di portare la croce del Salvatore del mondo ; la riputò ignominia, e cercò in tutti i modi di esimersi. Solo dopo la risurrezione riconobbe chi era quel Gesù di cui aveva portato la croce; solo allora conobbe l'alta dignità di cui Dio lo aveva onorato, associandolo — per primo — al merito, alla gloria, alla virtù della croce. Allora, penetrato da viva riconoscenza, rese grazie al suo grande Benefattore; si fece cristiano lui e la famiglia, e tutti morirono da santi.

 

3. I nostri lamenti

Quante volte noi ci lamentiamo delle tribo­ lazioni, delle croci, delle sofferenze! Ci sembrano combinazioni di un cieco caso, mentre sono disposizioni ammirabili della divina provvidenza !

Gli uomini ci spogliano, ci calunniano, ci umiliano, ci opprimono. Sono i giudei che ci impongono per forza sulle spalle la croce di Gesù, e ci procurano l'alto onore di Simone di Cirene. Noi ora non intendiamo il mistero; perciò a stento ci rassegniamo. Ma un giorno comprenderemo la gloria. Allora ringrazieremo Dio del grande dono fattoci.

 

4. I nostri esemplari

Riformiamo i nostri sentimenti, i nostri giudizi nelle contrarietà che ci tocca sopportare. Guardiamo i nostri antenati nella fede: i cristiani veri, i predestinati, gli eletti, i santi. Ecco là, sul Calvario, Gesù Cristo che, come « capo, modello, duce » ha, per primo, aperto la strada; ed ecco venirgli immediatamente dietro Maria e Giuseppe, i primi a praticare il Vangelo in tutta la sua severità; poi gli apostoli, i dottori, i confessori, le vergini, i martiri. Quale comitiva santa, nobile, augusta è mai questa ! Come in essa la gioia è sincera, la pace è profonda, il cammino è coraggioso, il vivere è perfetto! La fede l'anima, la fiducia la sostiene, la carità l'accende, la purezza l'abbellisce, la penitenza l'adorna. In questa comitiva le consolazioni sono unite a tutti i sacrifici, le speranze a tutte le virtù.

Preghiamo Gesù che ci conceda di essere in sì bella compagnia! Che ci dia la grazia di pensare fin d'ora che siamo sulla terra come un giorno penseremo in cielo.

Preghiera - Gesù, noi ti rendiamo grazie per il tuo amore con cui ti degni accettarci nella compagnia dei tuoi eletti, che portano con te la croce. Quante volte noi abbiamo portato croci senza merito, perché portate senza pensare, né obbedire, né piacere a te!

Eppure, a considerare bene tutto, le croci che portiamo per andare all'inferno sono più gravi di quelle che tu ci imponi per guidarci in paradiso! Mio Dìo! dacci la grazia di accettare con prontezza tutte le croci che ci mandi; di sopportarle con pazienza, con rassegnazione, con rendimento di grazie. Facci comprendere che non vi sono due strade per andare in paradiso, ma una sola: la strada del Calvario!


 

 

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"Sulla fronte di ogni povero sta scolpito il nome di Gesù' "
(San Paolo della Croce)

 


 
 
 



INTRODUZIONE


GESU' NEL GETSEMANI


GESU' A GERUSALEMME


GESU' PORTA LA CROCE


GESU' SUL CALVARIO


APPENDICE

 

 

 
 

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